Occhio allo scudo per gli agenti sull’uso delle armi, visto che a breve cambieranno le cose con la nuova legge. Il nuovo pacchetto Sicurezza introduce una svolta decisiva nel controllo del territorio, ponendo al centro della propria strategia il contrasto alla diffusione e all’utilizzo delle armi, con particolare attenzione a quelle “bianche” e alla protezione legale per chi è chiamato a impugnarle per dovere di Stato.

Dallo scudo per gli agenti sull’uso delle armi al pugno duro contro le armi bianche
Uno dei pilastri del decreto riguarda la disponibilità di strumenti atti a offendere tra i giovanissimi. La normativa stabilisce un divieto categorico di vendita ai minori di 18 anni per coltelli con lama superiore ai 5 cm e, più in generale, per qualsiasi arma bianca. Questo stop non riguarda solo i negozi fisici ma si estende al commercio online, un canale spesso utilizzato per aggirare i controlli. Le ripercussioni per i commercianti che violano queste disposizioni sono pesantissime: sono previste sanzioni amministrative fino a 12.000 euro e la revoca immediata della licenza commerciale. L’obiettivo è chiaro: disarmare le “baby gang” e ridurre drasticamente il numero di reati commessi con armi da taglio in contesti urbani.
Lo “scudo” per l’uso legittimo delle armi
Parallelamente alla restrizione per i civili, il governo interviene per tutelare chi le armi le usa per garantire la legalità. Viene introdotto uno scudo penale volto a fermare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per gli agenti che utilizzano la forza o le armi nell’esercizio delle proprie funzioni.
Se l’intervento avviene in un contesto di legittima difesa o adempimento di un dovere, scatterà un registro alternativo che permetterà accertamenti preliminari (fino a 30 giorni) senza macchiare immediatamente la carriera dell’operatore. Tale garanzia, inizialmente pensata per le forze dell’ordine, potrebbe essere estesa a medici e giornalisti come ampliamento del concetto di legittima difesa durante l’esercizio delle loro delicate funzioni.
Prevenzione e sicurezza nelle manifestazioni
Il possesso di armi diventa un parametro fondamentale anche per il fermo preventivo. Durante scioperi o cortei, la polizia potrà trattenere temporaneamente soggetti ritenuti pericolosi se sussistono indizi concreti, come appunto il porto di armi o precedenti specifici per atti violenti. Questo strumento punta a neutralizzare i “black bloc” o infiltrati violenti prima che possano colpire, garantendo l’incolumità pubblica.
In sintesi, il provvedimento disegna una nuova architettura dell’ordine pubblico: da un lato disarma il sottobosco della micro-criminalità giovanile, dall’altro legittima e protegge l’uso delle armi da parte dello Stato, cercando di bilanciare la sicurezza urbana con la tutela legale di chi è in prima linea.