Catalogo nazionale armi da sparo: Monti lo abolisce

di isayblog4 Commenta

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Ormai è ufficiale: il Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo, riferimento prezioso per tutti i possessori di armi o aspiranti tali, oltre che per gli appassionati di balistica, è stato abolito. Dalla data del 1° gennaio 2012, infatti, la recente legge di Stabilità del governo Monti ha previsto che il famoso Catalogo non dovesse più essere in vigore. Era opinione diffusa tra gli studiosi di armi che all’ultimo momento una delle tante proroghe facenti parte del decreto cosiddetto Milleproroghe avrebbe salvato in extremis questo documento, ad oggi non ancora tolto, peraltro, neppure dal sito della Polizia di Stato. Invece, evidentemente non è stato così.

Come è ovvio che sia, le proteste si stanno sollevando da più parti, anche a motivo di una certa sicurezza normativa che il Catalogo dava l’impressione di preservare. Non resta che attendere ulteriori sviluppi degli eventi, ed eventuali ripensamenti da parte del governo in carica. La legge di Stabilità in questo caso stabilisce dunque una nuova regola in deroga del precedente art. 7 della legge n. 110/1975, in vigore fino alla fine dello scorso anno. Il Catalogo serviva a determinare le modalità e la legittimità della produzione e dell’importazione delle armi consentite sul territorio nazionale, distinguendo anche quali fossero da considerarsi da guerra e quali fossero di uso civile, attraverso una accurata classificazione di tutti i modelli e prototipi che si potessero reperire in Italia, facenti parte della specifica categoria di arma comune da sparo.

L’abolizione del Catalogo era stato ventilato da parecchio tempo in sede di Consiglio dell’Unione Europea, a causa della necessità di uniformare le leggi italiane con quelle degli altri Stati membri. Ciò nonostante, gli esperti ravvisano in questo repentino cambiamento una fonte di possibili problemi: obiettivamente diventa più ambigua la classificazione delle armi comuni da sparo, e molti potrebbero procurarsi all’estero delle armi da portare in Italia, le quali prima non erano consentite per ragioni valide e differenti da caso a caso. La legittimità, insomma, sarà più difficile da salvaguardare, e con essa la sicurezza. Al tempo stesso, non è ben chiaro cosa ne  sarà della precedente classificazione ufficiale delle armi da tiro sportive, e dunque oltre ai doveri ed ai divieti, anche i diritti si fanno più sfumati nei contorni.
Da parte nostra, non mancheremo di monitorare la situazione ed il dibattito che si aprirà sulla nuova legge.

 

 

 

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