RAH-66 Comanche, invisibile e letale per orperazioni speciali

di Benjo 1

 Nei moderni scenari bellici ormai le capacità stealth sono divenute la caratteristica principale di ogni mezzo militare sia esso di terra, di mare o aereo; tutte le Forze Militari del mondo utilizzano questo tipo di tecnologia tentando di sviluppare sempre più sofisticati sistemi capaci di rendere invisibili alla tracciatura radar velivoli, navi e mezzi terrestri.

Inizialmente la tecnologia stealth fu sviluppata soprattutto per gli aerei militari al fine di renderli strumentalmente invisibili al nemico mentre ne penetravano lo spazio aereo per missioni spia o missioni operative sfruttando così l’effetto sorpresa. Nel tempo la stessa tecnologia è stata utilizzata anche per le gli elicotteri da guerra ed uno dei maggiori esempi di questo tipo di velivoli è il Boeing-Sikorsky RAH-66 Comanche.

 Nel 1994 le ditte Boeing e Sikorsky cominciarono lo sviluppo di un elicottero da ricognizione ed attacco con capacità stealth che rispondesse alle specifiche richieste da parte del esercito statunitense. Il progetto assunse la denominazione di RAH-66 Comanche ed il primo prototipo effettuò il suo primo volo di prova all’inizio del 1996.

 Seguendo l’esperienza maturata con i progetti degli aerei stealth F-117 ed F-22, in fase di sviluppo si decise di utilizzare per il RAH-66 Comanche gli stessi accorgimenti di questi aerei. Primo fra tutti fu l’utilizzo di materiali radar-assorbenti e l’adozione di sistemi di armamento a scomparsa all’interno di apposite stive nella fusoliera; anche il carrello è di tipo retrattile.

 A tutto ciò fu aggiunta una particolare linea della fusoliera progettata in modo da ridurre il più possibile il riflesso delle onde radar e quindi la tracciabilità ove perfino il rotore di coda venne inserito nella deriva posteriore secondo il sistema Fenestron utilizzato dagli elicotteri francesi Gazelle e Dauphin prodotti dalla Aérospatiale. Inoltre per ridurre il rumore prodotto dall’elicottero in volo il rotore principale fu dotato di cinque pale; con questo accorgimento il Comanche emetteva solo la metà del rumore prodotto generalmente dagli altri elicotteri da guerra.  

 Per la sicurezza dell’equipaggio fu sviluppata una cellula con alto grado di protezione balistica capace di resistere all’impatto dei proiettili sparati dalle batterie di contraerea; la stessa cellula era dotata di chiusura completamente ermetica e dispositivo di areazione in modo da proteggere l’equipaggio da attacchi con armi chimiche e biologiche. Infine tutto l’abitacolo era dotato di una particolare protezione da ogni tipo di interferenze elettromagnetiche.

Il cockpit del RAH-66 Comanche somigliava molto a quello dei moderni caccia stealth con strumentazione digitale; equipaggiato con sistema display HUD (Head-Up Display) ed un sistema radar, simile a quello montato sull’AH-64 Apache, capace di rilevare decine di obbiettivi contemporaneamente e classificarli in una scala di pericolosità.

 Per quanto concerne l’armamento il RAH-66 Comanche è equipaggiato con un cannone XM301 da 20 mm la cui torretta è montata sotto il muso dell’elicottero con capacità di rotazione in elevazione da 45° gradi a -15° gradi ed in orizzontale di ± 120°; lo stesso cannone, quando non in uso, poteva ruotare completamente verso poppa in modo da essere celato all’interno di un apposito vano ricavano nella fusoliera proprio dietro la torretta.

 Inoltre all’interno di apposite stive a scomparsa nella carlinga trovano alloggiamento appositi piloni capaci di equipaggiare missili anticarro Hellfire, missili, razzi Hydra aria-terra e missili aria-aria Stinger. In una particolare versione, denominata RAH-66E Super Comanche, erano stati previsti piloni esterni aggiuntivi capaci di trasportare un maggior numero di missili.

Ulteriore protezione di cui era dotato il Comanche era un dispositivo di raffreddamento dei gas di scarico dei motori i quali alla fuoriuscita venivano raffreddati; in questo modo l’elicottero risultava molto meno visibile ai sistemi di ricerca termica di alcuni tipi di missile. Grazie ad un sistema di autopilotaggio il sistema di volo “fly-by-wire” poteva notevolmente ridurre il carico di lavoro del pilota che in questo modo poteva meglio concentrarsi sulle eventuali minacce e quindi nelle manovre evasive.

In configurazione di ricognitore, il Comanche poteva essere equipaggiato con una serie di sensori attivi/passivi e dispositivi di informazione e comunicazione; con questo tipo di strumentazione l’elicottero poteva tracciare completo quadro, in continuo aggiornamento, della scenario circostante per poi inviarlo al centro di comando delle operazioni, alle truppe terrestri ed ai mezzi corazzati.

 Nonostante le eccellenti doti di questo elicottero nel 2004 il governo statunitense decise di cancellare il programma RAH-66 Comanche a causa di forti tagli al bilancio; lo stesso programma fu sostituito dal nuovo progetto per lo sviluppo dell’elicottero Bell ARH-70 derivante dall’elicottero Bell 407.

 Alcune indiscrezioni vogliono il progetto RAH-66 Comanche segretamente ancora attivo; a sostegno di questa tesi vi sono alcune foto pubblicate dopo il raid dei Navy Seals  del 2 maggio 2011 ad Abbottabad in Pakistan che si è concluso con l’uccisione di Osama Bin Laden. Nelle foto è possibile notare ciò che rimane della sezione di coda di un elicottero che evidenzia accorgimenti tipici della tecnologia stealth. La struttura apparteneva a uno degli elicotteri impiegati durante l’operazione, precipitato per un guasto e poi fatto esplodere dagli stessi Seals; secondo alcuni ciò che si vede nella foto potrebbe essere parte del rotore di coda di una versione aggiornata del RAH-66 o di una versione Stealth del BlackHawk, sviluppata dall’esperienza maturata con il Comanche, finora tenuta segreta ed utilizzata per questo tipo di operazioni speciali.

 

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