Aggressivi chimici: fattore psicologico delle armi del terrore

di Sandra Commenta

Abbiamo già parlato dell’uso di agenti detti aggressivi chimici, come fu l’Lsd e numerose altre sostanze ancor più nocive, messe a punto nel campo della ricerca militare da parte di varie nazioni. La vera pericolosità di queste armi è nel fattore psicologico, come andremo ad analizzare, oltre che negli effetti permanenti che si potrebbero avere sulla sanità generale e sull’ambiente. Abbiamo accennato all’uso di sostanze chimiche a scopo offensivo durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, e durante la Guerra del Vietnam.

Oggi numerose convenzioni hanno provveduto a chiarire le condizioni di disarmo bilaterale per quanto riguarda dispositivi di questo tipo, pericolosi per la salute mondiale e per l’ambiente. Tuttavia, una certezza assoluta sul futuro uso di aggressivi chimici, non è dato averla.

La Convenzione dell’Aja del 1909 non sortì gli effetti sperati, dato che durante la prima guerra mondiale fu fatto largo uso di aggressivi chimici. Anche il Protocollo di Ginevra del 1925, sottoscritto da molte nazioni europee e dagli Stati Uniti, non ebbe un reale seguito, essendo poi ratificato negli Usa soltanto nel 1974. Prima di allora si sono ancora usati agenti chimici in grado di distruggere piantagioni alimentari e deforestare intere zone, tramite i prodotti chimici detti “defolianti”. E dopo di allora la ricerca in questo ambito, lungi dal fermare il proprio corso o cambiarlo, si è concentrata sugli studi sulle armi binarie.

La vera forza di queste armi, oltre al fatto di essere adatte ad un uso semplicissimo anche per militari inesperti e poco addestrati, sta nella guerra psicologica che è facile mettere in atto con questi mezzi. Non a caso, sono dispositivi usati spesso da gruppi terroristici di ogni livello ed entità: il panico che incute la consapevolezza che il nemico possa sprigionare queste sostanze dagli effetti spesso ignoti su vaste aree della propria nazione, può ridurre intere popolazioni alla ritirata, al silenzio, o quantomeno ad un umore generale di carattere rinunciatario e deferente.

(Nella foto, un’immagine d’archivio che ritrae Bin Laden durante uno dei suoi messaggi minatori all’occidente. Sono da sempre bilaterali le accuse di uso di aggressivi chimici: furono più volte reiterate dal mondo musulmano agli Usa, e viceversa).

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