Guerra chimica: metodi e pericolosità

di Sandra Commenta

Riguardo l’uso militare di armi chimiche, abbiamo già visto come sia facile all’atto pratico usarle e diffondere in breve tempo un gran terrore in intere zone. Unico inconveniente tecnico: le condizioni naturali del suolo e quelle meteorologiche influiscono sull’azione degli agenti chimici. Quindi non sempre è dato sapere in anticipo che impatto avrà l’aggressivo chimico utilizzato, e che densità raggiungerà in un certo terreno, o a quale profondità si insinuerà e per quanto tempo.

Secondo il tipo di aggressivo chimico utilizzato, si sono riscontrati questi fattori variabili, che ne rendono un po’ meno scontata la facilità d’uso. Quando però si è trattato di scatenare una esplosione primaria, in genere in caso di armi chimiche questa ha dato luogo ad una nube di detonazione che ha agito in modo diretto sulle persone o sull’ambiente, producendo reazioni fisiche o chimiche immediate ed a volte durature nel tempo. Tale è la pericolosità di questo tipo di dispositivo militare, da avere effetto immediato in certi casi anche nel raggio di 50 Km dall’esplosione e dalla nube di detonazione.

In alcuni casi vengono impiegate sostanze nocive allo scopo di inquinare le riserve d’acqua del nemico o alterare le scorte di viveri o altri oggetti indispensabili alla vita quotidiana. Esistono particolari mezzi tecnici atti a rilevare la presenza di sostanze tossiche nell’ambiente o negli oggetti, indispensabili ad una relativa sicurezza sul campo di battaglia, dato che in alcuni casi le sostanze usate a scopo militare non hanno odore e non sono percettibili neppure visivamente.

Quando gli aggressivi chimici sono di composizione particolarmente volatile, spesso si formano delle nubi di condensazione, che successivamente possono disperdersi nell’ambiente anche in luoghi molto lontani da quello dell’esplosione. Impossibile dunque prevedere in anticipo tutti gli effetti militarmente leciti e non, in caso di uso di armi chimiche. E’ questo uno dei fattori messi in luce dalle numerose convenzioni che oggi, e per tutto il secolo scorso, si sono susseguite per arginare il pericolo derivante dall’uso di armi di tipo chimico.

(Nella foto: militari a Kabul).

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