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La Marina Militare italiana e l’8 settembre 1943

Un capitolo della storia del nostro Paese dimenticato, il dramma della Marina militare italiana, l’8 settembre vissuto da quella che allora era la Regia Marina, e il prezzo di vite umane pagato per ottemperare alle clausole armistiziali: la resa incondizionata delle forze armate italiane.  Così all’atto dell’armistizio, la Marina eseguì il più amaro degli ordini, trasferire tutte le navi a Malta, con un altissimo tributo di vite umane, coraggio, abnegazione, fedeltà al giuramento dato, ed ebbe poi un ruolo fondamentale nella guerra di Liberazione.

 

 

Squadra navale italiana si consegna a Malta, 1943

 

Foto: La squadra navale italiana si consegna a Malta, un incrociatore e una corazzata classe Littorio passano sotto gli occhi dei marinai della corazzata britannica.

 

L’8 settembre 1943 fu un momento tragico e decisivo per la Marina militare italiana, che fu capace di dimostrare abnegazione e lealtà nel rispetto delle clausole armistiziali imposte dagli Alleati: la resa incondizionata delle forze armate italiane e il trasferimento della flotta, sia mercantile che militare, nei porti controllati dagli anglo-americani.

 

A parte la Xª Flottiglia MAS, che si divise tra chi continuò a essere fedele al Re e chi decise di continuare la guerra a fianco dei tedeschi, tre sommergibili stanziati in Estremo Oriente e qualche altra eccezione minore, il comportamento tenuto dai Comandi marittimi  fu di obbedire in toto agli ordini ricevuti proseguendo nell’attività richiesta.

 

Gravi e tante furono le perdite subite, non solo di uomini ma anche di mezzi dopo l’8 settembre. Furono distrutte 49 unità, a cominciare dal gioiello della Regia Marina, la nuovissima Corazzata Roma, salpata la notte tra l’8 e il 9 settembre da La Spezia con le altre navi delle forze navali da battaglia.

 

L’unità, attaccata da aerei tedeschi il 9 settembre durante il transito della formazione navale al largo dell’Asinara, fu colpita da due bombe a razzo di nuovissima concezione e affondò nel giro di pochi minuti. Morirono 1393 marinai.

 

La Regia Marina si presentava allora come la Forza Armata italiana più unita e compatta, disponendo ancora di 5 corazzate, 9 incrociatori, 33 navi tra cacciatorpediniere, torpediniere e unità di scorta, 19 corvette, 36 sommergibili, 42 motosiluranti e circa 400 navi ausiliarie e di uso locale.

 

la-corazzata-roma-1943

Foto: la nave da battaglia Roma nel porto di La Spezia prima di essere affondata dai tedeschi nel 1943

 

Dopo l’8 settembre, nei giorni seguenti l’arrivo delle navi italiane a Malta, vista la lealtà con la quale la Marina aveva rispettato le clausole armistiziali, iniziò la cobelligeranza con gli Alleati.

 

A metà ottobre le corazzate più recenti, Italia (già Littorio) e Vittorio Veneto, furono trasferite ai Laghi Amari, nel Canale di Suez, ove rimasero internate per i successivi tre anni; le altre corazzate (Andrea Doria, Caio Duilio e Giulio Cesare) furono inviate a Taranto e destinate all’addestramento.

 

Per le rimanenti unità il principale impegno fu costituito da attività di scorta di ben 1.525 convogli, sia nazionali che alleati, fra Italia, Malta e i porti africani; a questo si aggiungeva il trasporto di truppe alleate, il recupero di truppe italiane da Dalmazia, Albania e Grecia, il rimpatrio di prigionieri italiani, le azioni di infiltrazione e esfiltrazione di sabotatori e informatori, per un totale di 335 missioni. La Marina svolse anche attività di trasporto di personale civile a vario titolo, di pattugliamento delle coste, rifornimento idrico e trasporto valori.

 

corazzata-italia-in-rotta-verso-malta-9-settembre-1943

Foto: la Corazzata Italia in rotta verso Malta, 9 settembre 1943

 

L’attività dei mezzi d’assalto contro i tedeschi, tra le più brillanti della storia della Marina, proseguì tra il 1943 e il 1945; fu costituito un apposito Reparto, denominato ‘Mariassalto’, che portò a compimento numerose azioni belliche.

 

La Marina diede il proprio contributo alla lotta di Liberazione non solo sul mare ma anche a terra: uno dei
primi  Reparti ad essere  ricostituito fu il Reggimento San Marco che affiancò da subito l’Esercito.

 

Tra l’8 settembre 1943 e l’8 maggio 1945 elevato fu il tributo di sangue pagato dalla Marina con oltre 10.000 uomini immolatisi sia a bordo che a terra. Di questi, 846 avevano preso parte alla lotta partigiana.

 

Il sacrificio del personale della Regia Marina è stato riconosciuto con la concessione di 52 Medaglie d’oro al Valor Militare e di circa 3 mila decorazioni al valore.

 

Fonte difesa.it e it.wikipedia.org

Photo credits it.wikipedia.org

it.wikipedia.org

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