Armi italiane, triplicata la vendita nel 2015

di PieraLombardi Commenta

La vendita di armi italiane nell’ultimo anno è triplicata. Lo dice il rapporto annuale del governo sull’export militare nel 2015, da poco trasmesso al Parlamento. L’elenco degli acquirenti è lungo e con clamorose sorprese. A cominciare da una new entry, l’Iraq, finora mai comparso tra i clienti italiani. Quindi in prima fila, tutti i paesi in guerra: dal Medioriente al sud America.

 

 

Le più richieste sono armi leggere e munizioni, soprattutto prodotti Beretta. A seguire razzi, missili, software e apparecchiature elettroniche, agenti tossici e chimici, perfino siluri: principali voci responsabili dell’impennata delle esportazioni di armi italiane. Sono salite del 200% le autorizzazioni all’esportazione di armamenti il cui valore complessivo dai 2,6 del 2014  è balzato a 7,9 miliardi del 2015.

Dati e tabelle sono consultabili nella Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento riferita al 2015 inviata alle Camere lo scorso 18 aprile, dal sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti. Il documento in due volumi è disponibile sul sito del Senato.

I settori più rappresentativi dell’attività d’esportazione sono: aeronautica, elicotteristica, elettronica per la difesa (avionica, radar, comunicazioni, apparati di guerra elettronica), cantieristica navale e i sistemi d’arma (missili, artiglierie), e aziende quali Alenia Aermacchi, Agusta Westland, GE AVIO, Selex ES, Elettronica, Oto Melara, Intermarine, Piaggio Aero Industries, MBDA Italia e Industrie Bitossi ai primi dieci posti per valore contrattuale delle operazioni autorizzate. La maggior parte di queste aziende sono di proprietà o in varia misura partecipate dal Gruppo Finmeccanica.

Ma chi sono i paesi destinatari? In Europa, svetta la Gran Bretagna, passata da 306 milioni a 1,3 miliardi di euro. Tra i primi dieci paesi compratori, si distinguono come già nel 2014, gli Emirati arabi uniti (che hanno ricevuto materiale bellico per 304 milioni di euro, in linea con l’anno precedente) e l’Arabia Saudita (dai 163 milioni a 258), paesi alla guida della coalizione arabo-africana in conflitto nel vicino Yemen, a dispetto dei divieti imposti dalla legge 185 del 1990 di non vendere armi a paesi in guerra.
Anche la Turchia ha più che raddoppiato gli investimenti in armi italiane e elicotteri T129 costruiti su licenza Finmeccanica: 128,7 milioni a fronte dei 52,4 del 2014.

L’Iraq, finora mai comparso tra i clienti italiani, ha comprato nel 2015 per 14 milioni (armi leggere e munizioni, quindi Beretta); la Russia (da 4 a 25 milioni)  blindati Lince della Fiat-Iveco nonostante l’embargo post-Ucraina; il Pakistan (da 16 a 120 milioni) in perenne conflitto con talebani, indipendentisti baluci e con l’India, anch’essa con forniture belliche italiane in aumento da 57 a 85 nonostante la crisi dei marò e la guerra contro la ribellione contadina naxalita.

Due paesi hanno dati incredibili: Singapore passato dall’ aver acquistato armi, nel 2014, per un valore poco superiore al milione di euro, ai 381 milioni del 2015; Taiwan, da 1,4 milioni è salito a 258.

 

Fonte senato.it

Foto pixabay.com

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